Sogni Infranti

Antefatto


Era da tempo immemorabile che il planetoide ruotava intorno alla stella morta. Quel piccolo ammasso di silicati e poco altro, era tutto quello che rimaneva di un antico sistema planetario, spazzato via dall'immane esplosione che aveva ridotto una vecchia e stanca gigante rossa, in una piccola e vorticosa sfera di neutroni.

Per tutto il tempo aveva continuato a percorrere, indifferente e solitario, la sua lunga e lenta orbita. Poi, all'improvviso, la sua solitudine ebbe termine. Provenienti da direzioni opposte, due astronavi apparvero, per posarsi affiancate al centro di uno degli innumerevoli crateri che ne butteravano la superficie. Una nuvola di polvere, dello spesso strato che ricopriva il fondo della depressione si alzò ad ingoiare tutta la scena. Mentre le minute particelle tornavano lentamente a depositarsi, in mezzo al pulviscolo, rischiarate di quando in quando da fasci di luce sciabolanti che cercando di competere con raggi di compatto plasma, che sbancavano ed annichilivano il fondo del cratere, si potevano intravvedere vaghe sagome, in preda ad una frenetica attività. Per un certo tempo l'attività continuò convulsa, poi le luci si spensero e le astronavi ripartirono, allontanandosi verso le lontane stelle, da cui erano giunte.

Il pulviscolo infine scomparve ed osservando attentamente il fondo del cratere, si poteva intravedere, nella semioscurità, un ampio e levigato pianoro quadrangolare, di materiale traslucido in cui si rifletteva l'ammiccante sfavillio delle stelle lontane. Due ampie cupole si ergevano lungo uno dei lati del quadrato, e verso il centro, a formare un perfetto triangolo equilatero con le due semisfere svettava in alto un obelisco, sormontato da una pulsante sfera d'energia. Da questa un impulso ultraluce, si propagava in tutte le direzioni, matrice guida, per i pellegrini che, nelle ere future sarebbero giunti a ricordare quello storico momento.

Altro tempo trascorse, mentre l'ignaro asteroide continuò impassibile lungo la sua monotona orbita. Poi altre due astronavi sbucarono dalle profondità spaziali, per scendere a posarsi sul lato libero del pianoro e mentre gli ultimi residui di plasma si spegnevano negli incandescenti ugelli di discesa, come ad accogliere i visitatori, la superficie delle due cupole si animò di sfavillante luce che rischiarò istantaneamente tutta la scena.

Gli sportelli delle astronavi si aprirono e due squadre, formate da esseri di specie diverse, si diressero ognuno verso una cupola, per sparirvi all'interno.

Nuovamente la calma e la pace, tornarono a regnare sovrane, ma era solo apparenza, sotto la superficie un evento storico, che avrebbe modificato gli assetti dell'intera galassia, stava arrivando alla sua inevitabile conclusione.



Sua Eccellenza Primo Suggeritore di Sua Eminenza Imperiale, se ne stava comodamente sdraiato sul soffice divano nel sontuoso studio, nell'appartamento che era stato messo a sua disposizione. Era intento a leggere una sintetica relazione, dalla quale sperava di trarre spunti, che avrebbero potuto permettergli di avvantaggiarsi, nel colloquio che tra breve avrebbe avuto con la controparte.

¨Mi scusi, Sua Grandiosità.¨

La voce, volutamente remissiva, del suo primo segretario, appena apparso sulla soglia, distrasse Sua Magnanima Generosità dalla lettura, irritandolo. Alzò gli occhi squadrando l'altro che a capo chino aspettava rassegnato un suo cenno. Con una nota stizzita nella voce, si degnò di rispondere ¨Che c'è? Ti sembra questo il momento di disturbarmi, mentre sono impegnato nella preparazione del negoziato?¨

¨Lo so Vostra Grandezza. Volevo solo informarla che è stato fissato l'orario per la riunione.¨

¨Va bene, in fretta! Devo ancora visionare dei punti importantissimi. Non farmi perdere del tempo prezioso.¨

Era sempre premura di Sua Eccelsa Bontà, ricordare ai sottoposti chi Egli fosse. Mai lasciare che quelli potessero prendersi delle eccessive confidenze, scambiando per debolezza, una qualsiasi nota di cortesia da parte sua.

¨Si, Sua Magnanimità. La riunione è stata fissata alla terza oscillazione dell'ottavo anello.¨

¨Va bene. Ora vattene.¨

Ma anche se l'invito a ritirarsi era stato espresso in cosi esplicito modo, il complesso protocollo imponeva al malcapitato Primo Segretario di andare ancora avanti in genuflessioni e scuse. Per cui ci si può solo immaginare lo stupore di Sua Immensa Fulgida Luce_Guida, quando vide l'altro retrocedere, esibendo solo un formale profondissimo inchino.

Sospirò rassegnato. Solo questo? Era già così in disgrazia?

Pensare che solo un anno prima, innanzi a Lui i sottoposti strisciavano, ansiosi di dimostrargli reverenza ed anelando i suoi favori. Già, ma un anno prima le cose erano molto diverse!

La loro specie era originaria di un pallido sole che ruotava a pochi anni luce dall'immenso groviglio vorticante di soli del bolge galattico. Tre millenni prima due giganti che transitavano nelle vicinanze del loro sistema solare, si scontrarono. In conseguenza dell'immane esplosione generata dall'impatto, sul loro mondo vennero riversate enormi quantità di radiazioni anomale.

Per decenni la loro specie assorbì quell'energia ed alla fine subì una particolarissima mutazione. Tutti i nuovi nati, salvo pochissime malaugurate eccezioni che di tanto in tanto si ripresentavano, avevano la capacità di potersi spostare in quelle che loro chiamavano Fessure Temporali. I loro scienziati avevano spiegato il fatto con l'ipotesi che la loro struttura molecolare, dopo la Grande Pioggia Radioattiva, obbedisse alle differenti leggi fisiche che governavano l'universo parallelo in cui potevano passare.

Per quei pochi disgraziati che ancora venivano al mondo, sforniti di questa peculiarità, come per le tante razze con cui erano venuti in contatto, loro apparivano come fantasmi semi-fisici che nulla poteva toccare, invulnerabili a qualsiasi arma, con la capacità di superare qualsiasi difesa sia fisica che energetica. Di fatto loro potevano governare le frazioni di tempo, cioè annullarne lo scorrere per brevi istanti, continuando comunque a manipolare lo spazio reale.

Quando entravano nelle Fessure Temporali il mondo fisico acquistava degli aspetti peculiari. Si erano resi conto che la materia fisica non poteva prescindere dal flusso del tempo. Tutto, sin alle particelle subatomiche, oscillava in sincrono con il trascorrere di questo e se il tempo veniva fermato, la stessa materia diveniva quasi inconsistente, poteva essere attraversata, cosi che le barriere fisiche non costituivano più un ostacolo, la stessa energia sprigionata da un'esplosione nucleare diveniva una nebbiolina inoffensiva.

La fortuna era stata loro alleata allorquando, mille anni dopo la mutazione, una specie aliena che da tempo esplorava lo spazio interstellare, era scesa sul loro mondo. Con estrema facilità avevano sopraffatto quei malcapitati esseri, impadronendosi della loro tecnologia, iniziando la più grande conquista che la galassia avesse mai visto. L'espansione li aveva portati nel giro di due millenni a conquistare metà della galassia ed il nome della loro specie incuteva timore e reverenza, su innumerevoli mondi, dove i nativi avevano imparato a loro spese a non opporsi al volere di Sua Eminenza Imperiale ed a quello dei suoi rappresentanti. Chi poteva ribellarsi a dei fantasmi, immuni a qualsiasi arma, capaci di estrarre il cuore di un dissidente, portarlo davanti ai suoi occhi mentre moriva, senza che su di lui apparisse nessun segno di violenza? Governare con il terrore era il loro sistema, la loro religione era la superiorità razziale, il loro credo il dominio e nessuno poteva o voleva opporsi dopo aver imparato in bagni di sangue, come loro sedavano le ribellioni.

Sua Eccezionalità si destò, gli occhi sognanti, da quei ricordi pieni di gloria e di orgoglio e si riconcentrò sui fogli che aveva davanti.



L'astronave scientifica Xeroniana Crysxon stava procedendo lungo il bordo esterno di uno dei bracci della spirale galattica, in una delle innumerevoli campagne d'esplorazione sovvenzionate dal Dipartimento Culture Aliene del Consiglio Interrazziale. Aveva ormai quasi portato a termine la ricognizione del settore assegnatole, quando i sensori a lungo raggio, impegnati a rilevare sistemi planetari nei soli circostanti, captarono la caratteristica emissione energetica del plasma ionizzato, dei motori di un'altra astronave. Immediatamente l'elaboratore principale avvisò i due membri dell'equipaggio, facendo risuonare per tutta l'astronave, le squillanti note ultrasoniche del linguaggio Xeroniano.

¨Sembra un'unità da combattimento¨ Commentò Arxiy scrutando i tracciati sui monitor.

I due bargigli di Onver si gonfiarono, nella tipica espressione di preoccupazione ed allarme, della loro specie. ¨Non siamo per caso capitati nel bel mezzo di una guerra?¨

¨Ci hanno individuato, stanno curvando su una rotta d'intercettazione.¨

¨Prima o poi, doveva succederci. Propongo di fermarci ed aspettare che ci raggiungano, cerchiamo di dimostrare loro di non avere intenzioni ostili.¨

¨Va bene, arresto i motori. Però direi di alzare gli scudi energetici, per quanto ne sappiamo questa razza potrebbe anche essere estremamente xenofoba e portata ad attaccare qualsiasi intruso nel loro territorio.¨

¨Io inizio ad inviare sequenze binarie standard su tutte le frequenze. Cerchiamo di dimostrare che non abbiamo intenzioni ostili.¨

Terminate le operazioni, si misero pazientemente in attesa di un cenno da parte dell'altra astronave, cenno che, però non giungeva, mentre questa si avvicinava rapidamente, sino a fermarsi a breve distanza da loro.

¨Ed ora che facciamo?¨ Chiese Onver, che iniziava a trovare grottesca tutta la situazione. ¨Non danno segni di voler comunicare.¨

¨Forse non conoscono le onde elettromagnetiche oppure noi non sappiamo interpretare correttamente i loro sistemi di comunicazioni. Inizio a scandagliare tutto lo spettro energetico, vediamo se ci sono delle emissioni anomale dall'astronave.¨

¨Aspetta, sta succedendo qualche cosa! Si è aperta una sezione dell'astronave. Ecco ne sta emergendo una navetta.¨

¨Si avvicinano ai nostri scudi, sembrano ignorare che siano attivi, forse non ne conoscono neppure l'esistenza. Se ne accorgeranno andandoci a sbattere contro. Io non li abbasso, senza essere sicuro delle loro intenzioni.¨

¨Arxiy sei il solito malfidato.¨

¨Tu invece sei sempre disposto a fidarti troppo. Ma che succede?¨

La navetta era arrivata a sfiorare gli scudi energetici di protezione, quando sembrò dissolversi. Ma non si disintegrò completamente, si trasformò invece in una nebbiolina compatta che oltrepassò gli scudi, per incunearsi successivamente nello scafo dell'astronave.

¨Presto, accendi i propulsori, allontaniamoci da qui!¨ Urlò Onver, con i bargigli che sembravano sul punto di scoppiare.

Ma non riuscirono a fare niente. Dalla parete alla loro destra emersero delle figure crepuscolari che li circondarono immediatamente, frapponendosi tra loro e i comandi. Poi un raggio luminoso li investi, mettendoli in stato di incoscienza e ponendo pietosamente fine al terrore che li attanagliava.

Fu 15 mgs(*) dopo, che l'astronave scientifica Variant, in missione di studio delle peculiarità del buco nero 2346/AVR, intercettò la Crysxon che procedeva alla massima velocità, verso lo parte centrale della zona controllata dall'Alleanza.

Provarono in tutti i modi a mettersi in contatto con l'astronave, ma inutilmente ed allora, con una navetta, si lanciarono all'inseguimento dell'astronave Xeroniana, riuscendo ad agganciarsi a lei con la rete magnetica, così da permettere l'intervento della squadra di salvataggio.

Quello che trovarono i perplessi soccorritori, fu un povero e tremante Xeroniano, in preda ad attacchi di terrore, con i bargigli infiammati, che farfugliava incoerentemente di fantasmi.

Il disgraziato fu trasportato sulla Variant, dove il medico di bordo si diede da fare non poco, per riuscire a calmarlo. Non avendo a disposizione dei farmaci adatti alla specie di Xeron, dovette industriarsi ad usare metodi alternativi.

¨Come va il paziente?¨ Chiese il comandante Cresyok entrando nell'ambulatorio.

Anche cercando di mantenere un atteggiamento professionale, il medico lasciava trapelare un po' d'inquietudine ¨Quello che più mi rende perplesso, è che gli Xeroniani sono i migliori esploratori di tutta l'Alleanza, la loro stabilità psicofisica è proverbiale. Eppure qui abbiamo un soggetto gravemente disturbato. Deve essere successo qualche cosa di veramente grave e fuori dalla norma, per averlo ridotto in questo stato. Comunque ora riposa, sono riuscito ad indurre la sua mente in uno stato d'ipnosi profonda. E' stato il solo modo per calmarlo.¨

¨Non ha provato ad interrogarlo mentre è in ipnosi?¨

¨Si, ma non risponde in modo logico agli stimoli. Se poi provo a ridurre il livello d'ipnosi, rientra immediatamente in uno stato d'agitazione. Consiglio di aspettare un po' prima di riprovare.¨

Il comandante, preoccupato per la strana situazione, pensieroso si avvio verso l'uscita dell'ambulatorio ¨Va bene, mi tenga costantemente informato sugli sviluppi.¨

Solo due giorni dopo, fu possibile interrogare Arxiy. Riuscirono ad attenuare il livello dell'ipnosi, tanto da permettere l'interrogatorio, anche se non era ancora possibile risvegliarlo completamente.

Dal racconto a tratti incoerente che ne venne fuori, riuscirono a ricostruire a grandi linee i fatti. Arxiy non sapeva quanto tempo fosse rimasto in stato d'incoscienza, dopo che quegli esseri strani si erano impossessati della Crysxon. Lui e Onver si erano infine risvegliati, legati come salami, nella stiva della loro astronave. Rimasero per un ulteriore tempo indefinito, senza ricevere la visita dei loro assalitori e senza nè cibo nè acqua. Quando ormai si erano quasi rassegnati a morire di stenti, si presentò loro uno di quegli esseri, protetto da una tuta spaziale. Ora nel suo aspetto normale e non nebuloso, come durante l'assalto. Portò loro da mangiare e da bere, delle razioni della cambusa e dopo averli slegati, rimase li a guardarli mentre i due poveri esploratori, si gettarono avidamente sul cibo.

Non riuscirono comunque neanche a finire quel poco che era stato dato loro, che all'apparire di un altro di quegli esseri, la guardia iniziò a pungolarli con una lunga picca dalla punta elettrificata, spingendoli verso la parete. L'ultimo arrivato portava con se una piccola scatola dalla quale iniziarono ad uscire le armoniose note ultrasoniche del linguaggio Xeroniano, mentre lui emetteva dei bassi stridii.

¨Perchè vi trovate in questo settore? Forza, rispondete immediatamente!¨ Il modo in cui il traduttore interpretò l'ordine, fu alquanto comico, indice, forse, della non completa padronanza della loro lingua da parte di quegli esseri. Fatto sta che Onver non riuscì a trattenersi ed esplose in una sonora risata, ma smise subito, contorcendosi sul pavimento in preda a forti convulsioni, dopo essere stato colpito dalla scarica emessa dall'arma della creatura.

Non provarono più nè a ridere nè a tentennare, d'altronde sapevano che non avrebbero potuto dire niente che loro non sapessero già. Dovevano aver analizzato le banche dati dell'astronave, per riuscire a tradurre il loro linguaggio, ed insieme a quello dovevano essere venuti a conoscenza di tutto, dallo scopo della loro missione ai dati riguardanti l'Alleanza, mappe comprese. Non aveva senso mentire o tergiversare. Quello che non comprendevano appieno, era lo scopo della durezza degli interrogatori a cui erano sottoposti, vere e proprie torture sia fisiche che mentali, solo per farsi ripetere in continuazione, quello che loro già sapevano.

Fu Onver che infine si ribellò a quegli esseri, la sua cultura umanistica e la sua mente portata alla filosofia, non riusciva a capacitarsi che qualcuno fosse così spietato ed insensibile verso un altro essere vivente. Si ribellò assalendo il suo aguzzino, ma riusci solo a strappargli la scatola traduttrice che andò in mille pezzi, prima che l'altro diventasse un fantasma nebuloso ed allora Onver si ritrovò tra le mani solo aria e niente altro.

La punizione successiva fu terribile. Avvenne qualche minuto dopo e mentre costringevano Arxiy ad assistere, giustiziarono l'amico.

Dovevano aver studiato molto bene la loro anatomia, perchè il boia introdusse ripetutamente il suo braccio immateriale nel corpo di Onver, estraendo ad uno ad uno tutti gli organi, mentre il povero disgraziato urlava e si contorceva in spasimi terribili. Morì molto lentamente.

Quella visione fece precipitare Arxiy nella follia, si ritrovò ad urlare, mentre la sua mente precipitava in un vortice d'immagini scomposte e frammentarie, che non si ricomposero più.

A quel punto del resoconto il povero Xeroniano iniziò ad agitarsi ed ad emettere gemiti, inducendo il medico ad aumentare il livello d'ipnosi, per calmarlo. Solo alcune ore dopo, quando fu possibile interrogarlo di nuovo, si seppe che nella banca dati dell'astronave gli assalitori avevano registrato un messaggio indirizzato all'alleanza.

Qualche minuto dopo, il comandante, il suo vice ed il coordinatore scientifico della Variant, entrarono nella sala comandi della Crysxon per ascoltarla. Era un sintetico ultimatum. ¨A tutte le specie che aderiscono all'illegale associazione denominata Alleanza. I soli ed unici padroni della galassia, Noi Sommi, decretiamo l'immediato scioglimento di tale associazione e imponiamo la sottomissione all'impero di tutti i suoi mondi e specie viventi. Tra breve una nostra spedizione, verrà a prendere possesso dei nostri nuovi territori ed a pacificarli, da eventuali dissidenti.¨

¨I Sommi! Molto indulgenti con loro stessi.¨ Commentò il vicecomandante al termine della registrazione.

¨Bisognerà inviare immediatamente dei dispacci verso i pianeti più vicini. Se ne occupi lei Direttore.¨ Disse il comandante rivolgendosi al coordinatore scientifico.

¨Si, Lo farò subito. Che ne facciamo dell'astronave e del Xeroniano?¨

¨Lei che suggerisce?¨

¨Qui non possiamo fare altro per lui. Direi di metterlo in criostasi e spedirlo insieme all'astronave verso la sua patria. Loro sapranno, meglio di noi, aiutare quel poveretto.¨

¨Va bene, procedete.¨ Si avviarono fuori della sala comando, per rientrare sulla Variant, quando il terzetto si scontrò con uno dei tecnici addetti alla perlustrazione dell'astronave.

¨Comandante, cercavo giusto lei..¨ Disse quest'ultimo. ¨Ho trovato questi frammenti di un'apparecchiatura sconosciuta, nella stiva di carico. Cosa ne faccio?¨

¨Devono essere i frammenti del traduttore usato dai Sommi e rotto dal compagno di Arxiy. Li porti nel laboratorio scientifico, potrebbero svelarci qualche cosa sui Sommi.¨

Nel periodo che seguì, seppero attraverso i messaggi che rimbalzavano sui ripetitori interstellari, dei preparativi che fervevano sui mondi dell'Alleanza, per opporsi alla minaccia dei Sommi. Messe da parte le poche ed effimere dispute, si allestì una possente, comune, forza di difesa.

Intanto il tempo continuò a scorrere ed infine, dopo novecento unità temporali standard, quello che si temeva, avvenne. Dalla zona di confine 7A39, da un piccolo avamposto venne trasmessa una richiesta di soccorso, che s'interruppe bruscamente. Si riuscì a sapere che mille gigantesche astronavi, erano entrate nella zona di rilevamento, poi più nulla. Nel settore era presente il pianeta di un'antica e sapiente razza, da tutti soprannominata 'I Filosofi'. Erano pacifisti ad oltranza, tanto da non possedere neanche armi di difesa. Tenuti da tutti in grande considerazione, insostituibili nel ruolo di mediatori ed estremamente avanzati nei campi umanistici. Poco dopo la caduta dell'avamposto, si persero i contatti anche con loro e con due astronavi ben armate, inviate ad investigare.

Il fatto fece grande scalpore, molti pianeti furono attraversati da una fiammata di sdegno e le popolazioni iniziarono a pretendere che non s'indugiasse più. Il Consiglio Interrazziale, pressato dal fermento generale, decise di inviare metà della possente flotta, incontro ai Sommi per ingaggiare battaglia. Ben venticinquemila tra astronavi pesanti, incrociatori veloci e intercettori, partirono.

Fu un'ecatombe.

Tutte le astronavi e gli incrociatori, furono distrutti al primo contatto. Le navette, che si erano tenute discoste, per impegnare quelle eventualmente lanciate dal nemico, cercarono di ritirarsi, ma furono inseguite e quelle non abbattute, vennero catturate. Solo dieci riuscirono fortunosamente a fuggire e riportare la notizia dell'immenso disastro.

La costernazione ed il terrore dilagò dappertutto. Non fu organizzata altra resistenza all'avanzata dei Sommi, mentre il resto della flotta fu spedita al confine opposto dell'Alleanza ad attendere tempi migliori.

Gli invasori continuarono ad avanzare ormai incontrastati, soffocando spietatamente nel sangue le poche sporadiche sacche di resistenza ed inglobando nel loro impero, uno dopo l'altro, interi settori ed innumerevoli razze.

Mentre l'invasione procedeva, la Variant rimase ad orbitare intorno al buco nero, non rilevata dalle astronavi degli occupanti, grazie alle interferenze irradiate dalla stella morta nello spazio circostante. All'inizio molti avevano espresso il desiderio di far ritorno al loro pianeta natale, per riunirsi ai familiari, ma il rapido evolversi della situazione fece sì che, prima che una decisione fosse presa, l'avanzata dei Sommi, li tagliò fuori dallo spazio ancora controllato dall'Alleanza, così che furono quasi costretti a rimanere, per non essere scoperti.

Isolati ed a conoscenza dei gravi fatti che si andavano compiendo intorno a loro, solo grazie alle ormai sporadiche comunicazioni che riuscivano ad intercettare, l'equipaggio e gli studiosi, forse per non pensare a quello che stava avvenendo, continuarono nell'attività di ricerca sulle incongruenze d'emissione del buco nero. Fu così che, quasi per caso, il tecnico che aveva raccolto, dalla stiva della Crysxon, i frammenti del traduttore dei Sommi, mise in relazione alcune loro peculiarità, con certe dissonanze nel campo d'emissione della stella e fu altrettanto per caso, forse per distrarsi dall'angoscia per la sorte dei suoi familiari, che ne stese una relazione e la consegnò al coordinatore scientifico.

¨Professore, che c'è di così urgente, per buttarmi giù dal letto a quest'ora?¨ Esclamò il Capitano, entrando ancora insonnolito e con i lunghi capelli arruffati, nel laboratorio di analisi quantistica.

¨Ecco qui, si avvicini, venga a vedere lei stesso.¨ Rispose il Coordinatore Scientifico, indicando quelli che sembravano a tutti gli effetti dei piccoli pezzi di metallo, immersi in un groviglio di fili e di sonde.

¨Vedo! Ma ancora non capisco. Cosa dovrebbero rappresentare quei frammenti?¨

¨Questi sono alcuni dei frammenti del congegno che i Sommi hanno abbandonato nella stiva della nave Xeroniana. La loro materia presenta delle peculiarità ed ora noi pensiamo di sapere a cosa sono dovute. Sembra anche che riusciamo a controllare il fenomeno. Ora li altero, stia a vedere. Ecco ora hanno acquistato la forma inconsistente che il nostro povero esploratore chiamava Fantasma. Ora li riporto alla loro forma solida.¨

¨Vedo! Interessante! Ha anche scoperto il modo di poter utilizzare tutto questo?¨

"Oh, le possibilità che abbiamo di utilizzare questa scoperta, sono molte. Per dirne una, ora possiamo creare uno scudo che i Sommi non possono oltrepassare, sia in forma Temporale che sotto la condizione Intemporale.¨

¨Intemporale? Cosa vuol dire?¨

¨Il fatto è che loro possono uscire dal normale flusso del tempo e rientrarci a loro piacimento. Anche la stella lì fuori, presenta delle peculiarità simili.¨ Rispose il Coordinatore, indicando con il pollice la parete esterna dell'astronave, dietro le sue spalle. ¨Dobbiamo a questo fatto la nostra scoperta, Difficilmente ci saremmo arrivati se non fossimo stati qui, a studiare la 2346/AVR.¨

¨Quanto ci vorrà per mettere in pratica queste teorie?¨

¨Lo abbiamo già fatto. Ma c'è di più, possiamo trasferire tutta l'astronave, compresi noi stessi nel Nontempo.¨

¨Possiamo?¨ Ripetè perplesso il Comandante. ¨E dove sarebbe questo Nontempo?¨

¨Non dove, ma quando. Possiamo entrare nel Nontempo e li viaggiare nello spazio, per riemergere nel Tempo, un istante dopo aver iniziato il viaggio. In questo siamo un passo avanti ai Sommi, mi spiego. Loro riescono ad entrare, ma non ci rimangono a lungo, in effetti si può affermare che oscillano tra il tempo ed il Nontempo e questo da loro l'aspetto di fantasmi. Invece noi qui siamo riusciti a trasferirci in maniera permanente.¨

¨Ci siamo riusciti? Quando?¨

¨Abbiamo fatto ritornare il nostro volontario poco prima che la chiamassi.¨

Ci vollero due mgs(*) per installare sulla Variant la nuova tecnologia, poi si trasferirono nel Nontempo ed alla massima velocità raggiunsero la flotta superstite dell'Alleanza che, pur con le immani perdite subite, era ancora costituita da ventiduemila unità. Il viaggio durò un solo istante per gli stupefatti comandanti che ascoltarono il loro rapporto. Si, anche se per l'equipaggio della Variant trascorse una settimana, per quello che riguardò il resto della galassia, il loro viaggio durò solo un istante.



(Allegato A)

Estratto del giornale di bordo Incrociatore pesante Unione Trasmenica A.D.X.Shirffer Al momento aggregato alla Forza di contrasto Alleanza.


In data GN2280456.978 mgs(*) il comando dell'astronave è assegnato al comandante Cresyok momentaneamente trasferito dalla Variant. Istallata tecnologia Nontemporale e ricevuto ordine dal Comando Centrale Forze Alleanza, di imbarco personale misto con compito di ricognizione territorio conquistato, ricerca, aggancio e cattura di unità nemica Sommi, possibilmente isolata. (vedere foglio d'ordine allegato) Partenza prevista data GN2280456.992

Diario del comandante

Data GN2280456.993


Partiti dalla base stellare delle forze Alleate, dopo essermi consultato con i miei ufficiali, ho deciso di aspettare che ci fossimo allontanati di almeno 1/20 di anno luce, prima di attivare la tecnologia nontemporale. All'inizio non ci siamo quasi resi conto del cambiamento avvenuto intorno a noi. Salvo le comunicazioni che si sono istantaneamente interrotte, insieme a tutti gli strumenti di rilevazione che si sono azzerati, null'altro. Solo quando siamo passati nelle vicinanze di un gruppo di asteroidi, ci si è resi conto del fatto che tutto si era come congelato intorno a noi. Il capitano Draydris, tecnico addetto al laboratorio di fisica quantistica ha chiesto di fermare l'astronave per dei rilevamenti e delle verifiche sulla teoria, prima di proseguire. Mi è sembrata una richiesta plausibile ed anche per avere chiara la nostra capacità tattica, ho acconsentito. Ci siamo accostati al gruppo di asteroidi e a discrezione del tecnico, siamo usciti e rientrati ripetutamente dal Nontempo. Vedere quei massi così vicini animarsi ricominciando a ruotare intorno a noi per poi ricongelarsi sulle nuove posizioni è un esperienza strana ed affascinante, Il tecnico dice che l'intero universo è congelato per noi. Comunque a me basterebbe che sia la nave dei sommi ad essere bloccata quando la intercetteremo. Per verificare il successivo elemento della teoria, abbiamo provato a scendere su uno dei planetoidi. Quando i sostegni di sbarco dell'astronave avrebbero dovuto toccare la superficie, invece di fermarci abbiamo continuato nel nostro percorso, sprofondando nel suolo. Ho fermato l'astronave quando essa era entrata già per un quarto, con la sala motori sparita sotto la superficie. Preoccupato ho chiamato gli addetti, ma ho dovuto attendere un bel po' prima che mi rispondessero, il problema sembra fosse dovuto al fatto che quelli che erano in sala motori, erano praticamente immersi in un buio totale ed anche se la nave continuava ad essere solida per loro, si dovevano muovere a tentoni, per questo avevano impiegato del tempo per trovare il comunicatore ed attivarlo. Sono voluto scendere per verificare e all'altezza del corridoio di interconnessione 279C procedendo verso la sala motori, ho incontrato la superfici dell'asteroide che compariva dalla paratia di dritta e si allungava obliquamente verso quella di sinistra per scomparire verso la paratia dell'idroponica. Con circospezione ho provato a saggiare con il piede la consistenza della superficie nera ma invece di incontrare ostacoli, il mio piede c'è sprofondato dentro, incontrando infine l'invisibile pavimento del corridoio. Ho proseguito con circospezione fino ad immergermi completamente in quella specie di illusione ottica, di allucinazione realistica. Respiravo normalmente al suo interno, dal che desumo che anche l'aria della nostra astronave, subisce l'effetto Nontemporale. Un dubbio però mi è venuto, cosa può aver impedito all'effetto del nontempo di estendersi al planetoide in cui eravamo penetrati, rendendo anche lui solido come il resto dell'astronave? Il nostro tecnico quantistico ha ipotizzato che, quando noi entriamo nel nontempo, per il resto dell'universo noi diventiamo una peculiarità estranea, il che vuol dire, detto da un profano, che noi non siamo realmente li o che sia l'universo a non essere realmente li dove a noi sembra di vederlo. Insomma è come pretendere che un ologramma debba assumere consistenza reale, per il solo fatto che lo si cerchi di toccare.

Nota sulla datazione:

Se ho ben capito la teoria, la data che sto usando per queste note è del tutto arbitraria, e riguarda il passare del tempo all'interno del campo nontemporale, mentre all'esterno il tempo sarebbe congelato nell'istante del nostro ingresso. In mancanza di un sistema migliore, userò il suffiso Tempo Nave (t.n.), dato che, quando saremo di ritorno, queste note sembreranno scritte nel futuro. (Strana situazione, al contrario di vecchie teorie sugli effetti sul tempo per velocità prossime a quella della luce, ora è tutto rovesciato. Qui dentro noi invecchiamo, fuori di qui rimangono giovani!)

Data GN2280456.995 t.n.

Nei terzo quarto del mio turno di guardia in plancia, siamo passati nei pressi del sistema OST38856EG. La nostra traiettoria sarebbe passata a meno di 2 unità astronomiche standard dal sesto pianeta. Sempre dietro suggerimento del capitano Draydris, abbiamo deviato dalla nostra traiettoria per incrociare alla velocità ipoluce 3, il corpo del pianeta. Calcolando che avremmo impiegato solo 5 but (**) ad attraversarlo, cioè giusto il tempo di pensare che c'eravamo dentro per poi riemergere dalla parte opposta, non o saputo resistere alla cosa, acconsentendo. Ora a posteriori penso che ci saremmo potuti risparmiare l'esperienza. Vedere la superficie del pianeta avvicinarsi rapidamente mentre i nostri sensi ci comunicavano insistentemente il terrore di chi si sta per schiantare a folle velocità sulla superficie di un pianeta... Nel momento del presumibile impatto mi trattenni a stento dal correre alla postazione di guida per cercare di far deviare la rotta all'astronave, anche se a quel punto una qualsiasi correzione sarebbe stata inutile, dal salvarci dall'inevitabile impatto. Nel buio che si impossesso dell'astronave, quando penetrammo nel pianeta sentii distintamente qualcuno urlare e non potrei scommetterci sul fatto che non fossi io stesso. Il buio d'improvviso scomparve e ci ritrovammo immersi in un bolge di fiamme ardenti, le trasfigurazioni dei vecchi miti infernali, realizzate in tutto il loro orrore. Fu di breve durata, poi di nuovo il buio e finalmente sfrecciamo fuori risalendo a riconquistare le stelle ed il rassicurante vuoto spaziale. Mai più!

Data GN2280457.004 t.n.

Abbiamo intercettato quello che sembra una corazzata da guerra dei Sommi, durante il mio turno di riposo. Arrivato in sala ho rilevato il comando dal sottotenente Obbe. Come da ordini ho fatto decollare gli intercettori, due dei quali si sono allontanati di 5000 unità astronomiche standard, nascondendosi all'interno di un campo di asteroidi di un vicino sistema solare, in attesa di ordini o, in caso del fallimento della nostra missione, pronti a rientrare al comando per il rapporto. Ci siamo avvicinati alla nave nemica in 5 fasi successive, con balzi di 5 unita astronomiche. Ripetendo ogni volta i rilevamenti di prassi della nave nemica, che continuava a rimanere ferma nello spazio e congelata nel tempo. Alla fine ho dato l'ordine di affiancarla e lentamente abbiamo portato il portello della nostra nave a penetrare nella struttura dell'altra. Indossate le tute ermetiche da combattimento, e portandoci appresso vari attivatori di scudi nontemporali, al comando di 20 unità del corpo di assalto, sono uscito dalla nostra astronave, ritrovandomi a galleggiare all'interno dell'astronave nemica. Come dalle olografie in nostro possesso abbiamo cercato degli esseri di specie antropomorfa con braccia tubolari ad articolazione multipla radiante, terminanti in quattro peduncoli anche essi radianti e opponibili con una cresta di aculei uniti da una membrana violacea. Abbiamo notato che mentre in alcuni la cresta è solo accennata, in altri manca del tutto. Secondo l'antropologo della nave potrebbe essere un segno distintivo della casta di appartenenza. Sulla nave c'erano venti Sommi con una ciurma di oltre un migliaio di esseri di specie diverse. Usando gli scudi nontemporali abbiamo catturato i Sommi ed isolato il resto dell'equipaggio per poi

Data GN2280457.004 t.n.

Ho dovuto interrompere la precedente registrazione per improvvisi problemi intervenuti alla nostra partenza per il Comando della Flotta. Meglio comunque riprendere dal punto in cui o interrotto precedentemente. Imprigionati i Sommi rientrammo nel tempo e sotto la minaccia delle armi rinchiudemmo il resto dell'equipaggio in quella che sembrava la stiva dell'astronave, che sospetto fosse comunque il luogo dove quei poveretti erano costretti a vivere fuori dai turni di lavoro. I nostri nemici si comportarono in maniera alquanto bizzarra, sembrando non capire quello che capitava loro. Passando nella loro forma incorporea, cercarono insistentemente di assalirci continuando a sbattere contro lo scudo che li circondava, senza capacitarsi del perchè non ci riuscissero. Non prendevano in considerazione le nostre domande, non rispondevano se non cercando di darci ordini, comandarci di liberarli. Alla fine se ne restarono immobili e caparbiamente sordi ad ogni nostra richiesta. Uno disse perfino che quando avesse deciso di terminare quella che riteneva una sua decisione di rimanere fermo, ci avrebbe dato la giusta punizione per la nostra insolenza, con una lenta, meritata morte, tra atroci tormenti. Esasperati alla fine decidemmo di trasferirli sulla Shirffer per trasportarli al comando, con la speranza che gli psicologi della flotta ci potessero ricavare qualche cosa. Prima di abbandonare la nave nemica e liberare il suo equipaggio di schiavi, decidemmo di renderne inutilizzabili le armi. Era mentre l'operazione finiva e ci apprestavamo a partire, che stavo dettando la precedente registrazione. Sono stato interrotto, alla partenza della nave, per un problema con i prigionieri. Dal racconto del sorvegliante si è ricostruito che, non appena siamo entrati nel Nontempo, alla partenza, i Sommi sembrarono impazzire. Urlando e dimenandosi, iniziarono ad entrare ed uscire dal loro stato di fantasmi e nel giro di pochi but(**) si sono trasformati in masse amorfe di tessuti organici e macchie di liquidi sparsi, come se fossero esplosi. Ho dato l'ordine di mettere quello che resta di loro in criostasi e di partire alla massima velocità alla volta del Centro Comando Forze Alleanza.

(Fine Allegato A)

Il successo della missione, fu accolto con entusiasmo dal Comando Centrale. Quando poi si analizzò quello che rimaneva dei nemici, si scoprì che i Sommi, o Infimi come ora li chiamavano in molti, non avrebbero mai potuto usare la tecnologia Nontempo. Proprio per quella peculiare mutazione che aveva alterato la struttura atomica dei loro corpi, essi erano incompatibili con una permanenza prolungata nella nuova dimensione. I loro elettroni oscillano asincroni con il Tempo. Quando loro passano nella dimensione Nontempo, s'innescava l'oscillazione che normalmente li fa entrare ed uscire da questo. Se invece si costringevano a restare nell'altra dsimensione, come quando s'immergevano in un campo Nontemporale, quell'oscillazione porta al rapido surriscaldamento delle loro molecole con la conseguente immediata distruzione delle membrane cellulari.

Fu subito deciso di far salpare l'intera Flotta Alleata ed in breve tempo, tutti i pianeti conquistati dal nemico furono liberati e trecentocinquantamila Infimi furono catturati. Solo a pochi di loro fu permesso di fuggire, per portare la notizia della disfatta sulla madrepatria.

Un incrociatore fu inviato a seguire di nascosto una delle astronavi dei fuggitivi e così si scoprì che metà della galassia era sotto il giogo del terrore. Ci vollero solo 0.387 sur(***) per liberare innumerevoli specie ed a costringere gli Infimi entro i confini del loro sistema solare d'origine.



Sua Grandiosità Primo Suggeritore di Sua Divinità Imperiale, alzò gli occhi dalla relazione che il rappresentante dell'Alleanza era stato così premuroso da fargli avere e che descriveva gli sviluppi dell'ultimo anno. Sapeva quali erano i suoi ordini l'Imperatore era stato chiaro. ¨Minaccia e se non è sufficiente, fai strage di quegli insetti! Riportami il Mio Impero!¨.

Ormai il loro pianeta era pressochè circondato da astronavi aliene e nessuno era riuscito a rompere l'assedio. Solo quando la loro frustrazione era ormai divenuta intollerabilmente dolorosa, l'Imperatore si era deciso ad accettare l'invito degli assedianti, ad una trattativa. Ed ora? Come avrebbe potuto mantenere la promessa fatta al suo Signore? Già sapeva quale sarebbe stato il suo destino, ma se era vero quello che c'era scritto in quel rapporto, niente avrebbe potuto cambiare il destino della sua razza. Tempi gloriosi, aspettavano i popoli della galassia. Gesta memorabili, che non avrebbero visto la partecipazione della sua razza, se avesse fallito.

Era ormai ora, doveva recarsi nella sala riunioni, dove lo attendeva il rappresentante delle razze inferiori. Cercò di spronare il proprio orgoglio e di esaltare la sua aggressività ed usci dall'accogliente studio.

Entrò nella sala delle trattative, in ritardo. Aveva studiato con cura quella mossa, nella speranza di riuscire a mettere in difficoltà la controparte.

Il locale era diviso al centro da uno spesso cristallo, così da permettere a lui ed al rappresentante dell'Alleanza, di rimanere in un ambiente confortevole, respirando la propria atmosfera, mentre si procedeva nel negoziato. Al di là della lastra trasparente, un essere di una specie che non conosceva, se ne stava seduto a leggere un fascicolo. Quest'ultimo alzò gli occhi dalla lettura e piegandosi verso un microfono situato sul suo tavolo, pronunciò alcune parole, ripetute immediatamente dal traduttore situato sulla sua scrivania.

¨La prego Ambasciatore, si accomodi. Iniziamo subito.¨

Non si era alzato al suo ingresso, nè gli aveva mostrato rispetto, anzi aveva detto quelle parole quasi con distrazione! Sua Eccellenza represse l'istintivo stimolo di lanciarsi oltre il cristallo, per strappare dalla carne viva gli organi della spregevole creatura.

Mentre si sedeva al suo tavolo, lanciò la sua sfida, riuscendo a mettere tutta l'arroganza e il disprezzo, dettato della sua presunzione. ¨Eccomi qui, mi sono degnato di accondiscendere alle vostre pressanti richieste di incontrarci. Prima di riprenderci quello che ci avete sottratto con l'inganno, prima di punire la vostra arroganza di ergervi a nostro pari, prima di farvi ritornare là dove eravate fino a ieri nascosti, terrorizzati e tremanti al solo sentire il nostro nome, prima di tutto questo, abbiamo la magnanimità di ascoltare ciò che avete da dirci¨

¨Signor Ambasciatore!¨ rispose l'altro alzando lo sguardo dai fogli che aveva davanti. ¨Sembra non rendersi conto della gravità della situazione in cui la vostra razza si trova!¨

¨Oh si che ce ne rendiamo conto, si che ci rendiamo conto che degli insetti hanno osato alzare la testa. Ma prima di farvi avere la nostra risposta, di chiedervi conto delle azioni che avete osato intraprendere, vogliamo sentire quello che avete da comunicarci, forse così riusciremo a capire cosa spinge la vostra arroganza nel voler essere nostri pari.¨

Con un espressione divertita, il rappresentate dell'Alleanza si appoggiò sullo schienale della sua poltrona e con un sospiro rispose. ¨Mi scusi, ma oramai speravamo avreste capito che la situazione è cambiata. D'altronde quello che è vostro non vi è stato sottratto, cioè il vostro pianeta natale. Voglio sperare che il suo atteggiamento, sia solo dovuto alla speranza di riuscire a strappare qualche concessione in questa trattativa e non creda veramente a quello che dice. In caso contrario mi mette davanti ad una situazione imbarazzante.¨

¨Venga al dunque, cosa ha da riferirmi?¨

¨Va bene come vuole! Ecco le nostre condizioni. Non abbiamo interesse a cancellare la vostra specie, cosa che sarebbe comunque contraria alla filosofia dell'Alleanza. Siete liberi di risiedere sul vostro pianeta e di governarlo come più vi aggrada. Avrete il permesso di libera circolazione nelle zone controllate dall'Alleanza, ma dovrete installare sulle vostre astronavi un dispositivo di rilevamento, come d'altronde fanno tutti. Non sarete autorizzati a sbarcare su nessun mondo, senza il preventivo consenso della specie residente. Non avete il permesso di sbarcare su pianeti primitivi o pianeti inesplorati ed infine non avete il permesso di uscire dai confini della zona sotto nostro controllo. Una qualsiasi violazioni a queste norme, porterà alla ridiscussione del trattato che stiamo per sottoscrivere, con la preventiva revoca immediata di tutte le concessioni. E' superfluo sottolineare che il settore della galassia da voi controllato, ora sarà sotto il controllo delle specie che ne sono originarie e che potranno, a loro discrezione, far parte dell'Alleanza e che in caso contrario, con chi non ne farà parte, dovrete discutere in sede diversa, trattati autonomi.¨

Sua Incommensurabile Grandezza, all'inizio rimase perplessa, cercando di digerire il significato delle parole dell'altro, poi la rabbia crebbe dentro di lui. Non poteva e non voleva credere che Loro i Sommi potevano essere finiti. Doveva esserci il modo per ribaltare quella situazione, avevano solo bisogno di tempo e poi avrebbero dato a quegli esseri, quello che spettava loro.

¨E queste sarebbero concessioni? Chiediamo la restituzione di quello che è nostro e che ci avete sottratto con l'inganno. Noi in cambio vi lasceremo strisciare nella vostra parte di galassia, lontano dalla fulgida guida della Nostra razza.¨

L'Ambasciatore dell'Alleanza rimase un pò pensoso, stupito e preoccupato per quella richiesta. Aveva letto le relazioni di quelli che erano venuti a contatto diretto con questa specie, ma non poteva pensare che fossero veramente così ottusi come li descrivevano.

Indicò un piccolo oggetto che era sulla sua scrivania. ¨Signor Ambasciatore, sa che cosa è questo?¨

¨Cosa vuole che ne sappia della sua stupida scatoletta.¨ Rispose sprezzante il Sommo

¨Questo¨ riprese paziente l'ambasciatore ¨è un congegno Nontempo. E' un regalo per lei, glie lo do perchè i vostri scienziati lo possano studiare. Ma già da ora le posso dire che questa tecnologia è fatale per la vostra razza. Ora se non le dispiace vorrei darle una dimostrazione. Lei può passare nella sua forma Atemporale o no, non farà differenza.¨

Un attimo dopo l'ambasciatore dell'Alleanza era ritto di fianco del Sommo che in preda alla rabbia, si trasformo un una vaga foschia, cercando di assalire l'altro. Ma quando cercò di afferrarlo, strinse solo il vuoto, mentre l'altro si era spostato alla sua destra. Il Sommo fece per lanciarsi di nuovo, ma andò a sbattere contro una barriera invisibile che lo circondava da ogni lato, permettendogli a mala pena di girarsi.

L'istante successivo era di nuovo libero, con l'ambasciatore dell'Alleanza nuovamente seduto alla sua scrivania dall'altra parte dello spesso cristallo che divideva la stanza.

Oramai ammutolito da quanto era successo il Sommo si sedette alla sua scrivania su cui ora era poggiata un congegno del Nontempo.

¨Mi scusi Signor Ambasciatore.¨ La voce dell'ambasciatore dell'Alleanza non aveva nessuna inflessione di pentimenti, al contrario c'era una sfumatura di ironia. ¨Non era mia intenzione umiliarla. Cosa contraria al nostro modo di intendere le relazioni tra esseri intelligenti, ma dovevo dimostrarle che non potete più nulla contro di noi.Questa tecnologia è in possesso di tutte le razze che aderiscono all'Alleanza, comprese quelle che che erano sotto il vostro dominio. Devo ammettere che stiamo avendo molti problemi a tenere a freno quelli che vorrebbero la vostra immediata eliminazione e se non ci darete una mano a dimostrare la vostra buona volontà, non sappiamo fino a quanto riusciremo a scongiurarla.¨

Sua Eccellenza guardò mesto la cartella con il trattato, poggiato sulla scrivania. Lo aprì e premette il sigillo imperiale sul fondo del documento. ¨Un'ultima cosa¨ disse richiudendo la cartella e allontanandola da se. ¨Come mai hanno fatto venire a trattare un essere di una razza che non avevamo mai incontrato?¨

¨Dovete alla mia razza la vostra disfatta¨ rispose l'ambasciatore dell'Alleanza, alzandosi in piedi. ¨Siamo entrati nell'Alleanza solo cinquanta anni fa ma è uno di noi lo scienziato che ha scoperto la tecnologia del Nontempo, nostro il capitano che ha catturato la vostra prima nave. Veniamo da un sole ai confini della galassia. Non è stata l'Alleanza a scoprirci, ma noi a prendere contatto con loro. A detta di molti siamo primitivi e inaffidabili, ma in soli tremila anni di storia siamo arrivati alle stelle, quando altre razze hanno impiegato mille volte tanto. Hanno dato a noi l'incarico di trattare con voi, per due ragioni. La prima è che anche sul nostro mondo, solo trecento anni fa la schiavitù era ancora presente e siamo stati dei maestri nelle stragi di massa, per cui, anche se siamo molto orgogliosi di aver superato quel periodo, riusciamo ancora a capirlo affondo. Ci considerano così simili a voi da pensare, per me sbagliando, che possiamo riuscire a capirvi ed a sapere come trattarvi. La seconda è che non avete occupato il nostro pianeta, ma difficilmente avreste potuto, visto la distanza tra questo ed i confini periferici dell'Alleanza e anche per questo ci considerano super partes.¨

¨Perchè, dove si trova il vostro sole?¨

¨Noi lo chiamiamo il settore di Orione e chiamiamo il nostro pianeta Terra. E' un sole sperso tra quelli radi dei confini di un braccio periferico della galassia, dove le stelle sono così distanti le une dalle altre che nessuna delle razze interne ha mai neanche pensato di perdere tempo ad esplorarle. E dire che li c'è la specie piu orgogliosa della galassia. Quelli che hanno sconfitto i Sommi. Si ricordi il nome della nostra specie, ne sentirà parlare! Noi siamo l''Uomo'!¨

'Già!' pensò Sua Eccelsa Grandezza, uscendo dalla sala. 'Ci avete sconfitti! Ora chi sconfiggerà l'Uomo?'

(*)     (standard medio galattica = rivoluzione asse centrale galattico .001 = .974 giorni) (nda)
(**)    (unità tempo base = 2,35878 sec) (nda)
(***)   (unità rivoluzione standard = 756,338 giorni) (nda)

palfen 01/09/2010